Web Startup: La ricerca di quello che non c’è!
Sono sul treno per Roma, un treno molto importante per il mio futuro visto che dovrò inviare delle domande ad alcune università Statunitensi. Ho letto ieri la notizia della ventitreenne Isabel, che ha toccato l’MIT e Google per poi la sua startup Lemon, dopo aver ricevuto un sostanzioso finanziamento .
Un mio carissimo amico mi ha fatto osservare una cosa importante: la scelta universitaria è importante per alcuni fattori! Io posso solo dire cosa voglio fare da grande.
Sarà il “caso” a decidere veramente per me. Questo amico, infatti sottolineava che se lei non avesse mai scelto l’MIT non avrebbe mai avuto l’opportunità di fondare Lemon. Ammesso che questo sia il desiderio di Isabel, posso dedurre che se non si aiuta il “fato/caso” un desiderio diventa utopia.
Se viviamo nel deserto e desideriamo un bicchiere d’acqua, è quasi impossibile che compaia dal nulla. Anzi, dovremo spostarci in un centro abitato, o andare alla ricerca di un’oasi per bere. Cosa c’entra tutto questo con le web startup?
Questa riflessione introduce perfettamente il concetto che voglio spiegare: le Web Startup, ultimamente sembrano troppe e poco “innovative”. Molte persone mi hanno proposto di sviluppare alcune idee e tra le tante frasi usate per descriverle compaiono sempre “non esiste ancora”, oppure “non c’è”.
(More …)
UnoDiPassaggio 09:41 on 19 December 2011 Permalink |
Un paio di cosette…visto che parli di università, hai raggiunto la maggior età o giù di li (non ricordo quanti anni hai esattamente), però a sentirti parlare sembri ancora un bambino così immerso nei sogni e che poco si accorge o comprende la realtà.
a meno che non si rientri in una delle figure appena citate e allora ci si può credere davvero (ma prendendosi in giro incosapevolmente).
Intanto università come il MIT ed altre “illustri” non sono per tutti! Dura realtà, ma è così, quindi la tua piena “libertà” che fai intravedere è solo per ingenui sognatori. Sempre a tal proposito, si uno può provarci, ma penso che dentro di se sappia se è in grado di affrontare una sfida come il MIT e quindi in base alla risposta che trova dentro di se, dovrebbe giungere alla conclusione se perdere tempo sapendo già che molto probabilmente fallirà, oppure rimanere con i piedi per terra e fare una scelta più intelligente cercando di realizzarsi segundo altre strade magari meno “appariscenti”, ma che possano permetterti davvero di raggiungere i propri obiettivi.
Il “caso” quindi tra l’altro, lasciamolo ai mistici/creduloni/altro…in quel ragionamento vedo solo una scusante pronta nel caso si fallisca, troppo comodo
Altra considerazione è che tanti laureati italiani che non hanno certamente frequentato il MIT et similia, lavorano o hanno lavorato per grossissime aziende tra cui quelle di cui più o meno tutti conosciamo il nome.
Veniamo al discorso startup…a parte il fatto che in Italia non mi pare ci sia tanta voglia, entusiasmo di investire in ciò, quindi ne nascono poche o nulla (purtroppo), il discorso tuo dell’Idea, non lo condivido per niente! Se non ho interpretato male, dici che se un qualcosa non c’è sul mercato, allora non ne vale la pena investirci perchè non avrebbe mercato. Scherzi? A meno che non sia un’idea citrulla (forse ti riferivi a questo caso, ma mi pare ovvio che non ne valga la pena), se un qualcosa non c’è sul mercato avrà forte mercato se riesci ad offrirla. Boh, forse ti sei impappinato a riguardo.
con le dovute eccezioni, ma che sono davvero rare.
E credo proprio che si debba guardare eccome al mercato e ragionarci sull’idea! Quello che te proponi sull’idea che nasce in quel modo, rientra sempre nell’ingenuo sognatore, classici inutili luoghi comuni che spesso porta a quelle idee citrulle
Al contrario guardando al mercato, avendo competenze, ecc si può individuare cosa esso ancora non offre e di cui ci potrebbe essere bisogno (il banco di prova poi sono sempre i consumatori, ma mi pare ovvio che un minimo di rischio c’è sempre, quindi un po’ devi rischiare). Quindi d’accordo sul non forzarsi nel dover avere per forza l’Idea e fondare necessariamente una startup, ma non si deve certo aspettare che arrivi dal cielo!
Un errore che molti fanno e che dai abbastanza per scontato che sia così (da qui un po’ il tuo ragionamento su come dovrebbe nascere l’idea), è quello di associare una startup al denaro e successo! Con questi presupposti, si che si ha grossissime probabilità di fallire. Io penso che si dovrebbe fondare una startup partendo dal presupposto (ma seriamente, non tanto a parole) di fornire qualcosa di davvero utile o quanto meno quanto più utile possibile alla società, pensare che questo qualcosa possa un minimo migliorarla, dare qualcosa di concretamente utile! Bisogna vederla nell’ottica di apportare un valore aggiunto alla nostra vita quotidiana, poi se vengono anche denaro a palate e successo, tanto meglio, ma non bisogna partire da questi ultimi presupposti; cosa che purtroppo tanti fanno (“devo fondare una startup per arricchirmi, per sfondare, per farmi un nome”).
La tipa pure senza il MIT, visto il paese, avrebbe fondato ugualmente la sua startup credo. Fosse stato in Italia il MIT e quindi lei, non avrebbe aperto la sua startup con molte probabilità, non attualmente (o meglio, come ormai è da anni ed anni). Le opportunità che un paese può offrirti sono alla base della “genesi”.
Consiglio spassionato: ambizione si, ma sogna di meno e guarda di più alla realtà. Ti accorgerai tra l’altro che magari per realizzarti, ci sono strade meno altisonanti che ti permettono di farlo, evitando di perdere tempo, energie e fallimenti